Un'-Es-pe-rien-za-Da-ne-se

Per tutti i miei amici: è il momento di buttarmi nel racconto audio-visivo-affettivo del mio primo lungo volo, con biglietto di ritorno.

domenica, 03 dicembre 2006
ci riprovo?

Vorrei ricominciare a scrivere sul blog.

Quanto tempo è passato dall'ultimo post, tanto, un anno e mezzo. Un anno e mezzo vissuto intensamente, dove ogni giorno ha significato nel bene e nel male una briciola di ricchezza in più. un passetto più in là verso una inconoscibile conoscenza. anche splinder si è evoluto! c'è una barra di formattazione, ci sono i pulsanti per inserire file multimediali, ci sono tante opzioni che ieri non c'erano. e poi il blog.

Ma perchè scrivo? Perchè mi è tornata voglia di entrare su splinder, di fare il login, di richiedere una nuova password, e di riuscire a scrivere un post nei 35 minuti di vita della batteria del laptop rimasti? di motivi ce ne sono. il primo è senz'altro quello di rimettermi pubblicamente a cazenzare la mia vita.
dopo un anno e mezzo di assenza da splinder e dalla scrittura personale, che non sia di fantasia, è ora di fare il punto. ne sento la necessità.
perchè lo faccio su un blog? bella domanda. da estendere un pò a tutti. la più immediata risposta che mi viene  è che ppensare che ciò che scrivo possa essere letto da tutti mi dà lo stimolo a scrivere e a comunicare. esibizionismo. anche, ma non solo. è anche ricerca di feedback, di scambi, di opinioni.
sono il dubbio e l'incertezza a muoverci alla ricerca di altri punti di vista?
oppure, al contrario, sono il dubbio e l'incertezza a spingerci a costruire opinioni sicure, schermi visuali di protezione?
ora ascolto i tindersticks e le parole mi si confondono nello scrigno dei pensieri.
bye bye.

Postato da: talkylivia a 23:42 | link | commenti (1) |

lunedì, 13 giugno 2005
strip tease

Nella mia camera c’è il rimbombo e odora di varechina.
Anche se sono con un’amica, tengo la musica sempre accesa per non sentire troppo l’effetto delle voci che rimbombano, nel vuoto e nella solitudine. Le quattro mura che mi circondano hanno perso tutto il loro colore (poster, cartoline, foto) e rimangono spoglie, in tutto il loro pallore. Accendo anche le candele, per sopperire all’intimità dell’abajour fuxia smontata e impacchettata.
Tutto è quasi pronto, e anch’io lo sono.
Gli edifici-parallelepipedo in mattoni rossi mi hanno profondamente stancato, come anche le cittadine deserte di sabato pomeriggio e il freddo e il vento e la pioggerellina fastidiosa, e le confezioni a lunga conservazione di prosciutto inacquato, e il rigido effetto segmentato della lingua danese.
Solo ora mi rendo conto di vedere tutti quei difetti che per sei mesi sono rimasti nascosti dietro l’eccitazione della scoperta, l’accecamento della novità e la spensieratezza del vivere. Per fortuna solo ora mi infastidiscono e mi imbarazzano. Non è poi così doloroso lasciare la Danimarca per tornare a casa, in Italia. Anzi, devo leggere le ultime news sullo sfortunato referendum.
I giorni trascorrono felici, fra ultime cene d’amicizia, feste d’arrivederci, albe in spiaggia e divertenti giretti in treno (ieri ad Odense, castello di Egeskov, Svenborg). Sono contenta di come questi ultimi giorni stiano volando sulla gioia dell’arrivederci e non sulla tristezza dell’addio, perché non è un addio, è solo un arrivederci. Erin verrà a trovarmi a luglio, Angie ad agosto, Lindsay a settembre. Manu, Enzo, Carla, Flami e Fede sono lì, più o meno vicino a casa. Tom è in Inghilterra, Salina a Ginevra, Judith a Francoforte, Dianne a Utrecht, Vega e Maria a Madrid e Barcellona: tutti più o meno collegati, anche dalla magia della RyanAir.
Lindsie sarà in Lousiana, Kristi e Bossie in Oklahoma, Eric&Joe in Michigan, Jessie a Toronto: ma ci sarà sempre la magia dell’etere che ci terrà in contatto e ci farà rincontrare, prima o poi.
In fondo siamo sempre in giro, siamo tutti pellegrini assetati di mondo, e domani se non oggi, ci incontreremo lungo la stessa “never-ending road”.
Alle volte sento un po’ il rimorso di non aver stretto alcuni legami, di non aver approfondito certe amicizie scatenate da un “click”, certe volte mi rammarico di non aver dedicato più tempo a chi voglio bene. Ma alla fine, penso, c’è un filo grosso grosso, un robusto filo di lana, che, srotolato dalla matassa, ci lega e ci unisce senza bisogno di troppe parole, senza la necessità di anni, senza sentire l’inutilità di tutti quei momenti che passano inosservati.
Continuo a sorridere, dal primo giorno in cui sono arrivata, all’ultimo. Che non è ancora arrivato, però.
Domani spedisco il pacco di 20kg a casa, avviso l’ufficio immigrazioni che lascio il paese, consegno il permesso di soggiorno, vado al barbecue di arrivederci di Salina.
Un bacio, due lacrime di gioia per aver avuto la fortuna di esserci incontrate, un in bocca al lupo per il suo viaggio di 3 mesi in Sud America, da sola.
E anche questa giornata scorrerà, come tutto scorre del resto, rotola, proprio come i titoli di coda.
Martedì sera sarà la volta del mio “aperitivo” di arrivederci. E fino lì, ci devo ancora arrivare.
Ora mi tuffo nel letto, per la prima nottata nella mia nuova stanza spoglia.

Buonanotte,
John Livs

Postato da: talkylivia a 02:53 | link | commenti (1) |

mercoledì, 08 giugno 2005
iniziano a scorrere

E’ giorno, cavolo, è giorno. Sono le 4 del mattino e c’è già luce da una mezz’oretta, il cielo non è neanche mai diventato scuro-scuro ombroso. Rimane quel blu plumbeo violastro purple bordeaux. Nel mentre che aspetto il sonno piombarmi sulle palpebre, mi strucco gli occhi e penso alla fine. Oggi è iniziata la fine. La fine non è iniziata 2 settimane fa con la partenza di Bossie, Eric e Joe. I titoli di coda iniziano a scorrere adesso.
Questa sera c’è stata la festa d’addio di Francesca e di Massi, Bologna e Roma rispettivamente. Ed è stata una delle tante feste del Teknolog Team (uno studentato di soli erasmus), quelle feste che hanno puntellato tutto l’inverno con l’atmosfera calda, con tante chiacchiere, con fiumi di birra, con buona musica, con gli amici. “Le feste del basement”. Ma quella di stasera, inutile sottolinearlo, aveva un retrogusto più amaro dell’amaro.
I titoli di coda continuano a scorrermi davanti agli occhi. Questa mattina, alle 9 (fra 5 ore), la mia Lindsie, la mia cara amica Lindsie dalla Lousiana, entrerà nella mia camera, io starò dormendo, lei mi darà un bacino, mi dirà “i love u” e “sleep tight”. io mi girerò dall’altra parte, e lei sarà già partita. in volo per Barcellona.
Domani, erin, kristi e l’altra Lindsay verranno a cena, si faranno delle chiacchiere, ma non per troppo tardi perché devo finire per giovedì la tesina di semiotica. Giovedì, avrò l’ultima cena spagnola, Vega cucina le tortilla. Venerdì, l’ultima festa al Vennelyst (un altro studentato); sabato e domenica saluterò la Danimarca dalla macchina, sì, mentre guiderò per Odense o per le isolotte, terrò la mano tesa verso il finestrino e dirò “ciao, ciao”. Jessie sarà seduta di fianco (perché ha le gambe lunghe), Angie sarà seduta dietro.
Torneremo a casa domenica sera e dovrò dire “goodbye” a Dianne, che ieri è stato il suo compleanno pieno di regali (il migliore: una valigetta coloratissima da pic-nic).
Lunedì e martedì stripperò dalle pulizie e dagli impacchettamenti. Lunedì sera preparerò il barbecue con Salina, mi farò aiutare da Fede a fare le lasagne, cenerò per l’ultima volta in compagnia di tutti i migliori amici che ho avuto l’onore di incontrare.
Martedì piangerò, forse. Ma senza farmi sentire.
Mercoledì mi sveglierò presto, porterò tutte le mie cose in camera di Per, controllerò la camera, la pulirò di nuovo, controllerò il frigo, lo pulirò di nuovo. Toglierò le chiavi dal portachiavi con la farfalla, chiuderò la porta della mia camera, non più camera. E’ ancora la mia? Prenderò il bus numero 3, aspetterò il bus per Copenhagen, poi prenderò la metro per arrivare da Jacob e poi andremo a bere in qualche locale danese dove la birra costa poco, poi dormirò un paio d’ore, prenderò di nuovo la metro per l’aeroporto e aspetterò il volo.

così l’Esperienza Danese sarà conclusa.

con un breve continuum speciale che sarà la settimana del Roskilde Festival.

stanno volando via, i titoli di coda. non voglio dormire, non voglio coricarmi, non voglio perdere gli attimi importanti. ogni secondo ora è fatale.
quegli stessi secondi che a gennaio sembravano interminabili ora sembrano svanire. come quel cielo, che a gennaio sembrava non potesse illuminarsi mai, ora non riesce a spegnere la lampadina.
come me del resto.

Postato da: talkylivia a 04:42 | link | commenti (1) |

mercoledì, 01 giugno 2005
H a p p y B i r t h d a y S i l v ì ! ! !

Buongiorno mia cara Silvietta,
oggi è la tua giornata, una giornata super-speciale.
Goditela tutta! incrocio le dita poiché il sole rimanga alto in cielo.
Tantissimi auguri di cuore dalla tua amica danese (ma solo un pochino).

Postato da: talkylivia a 01:15 | link | commenti |

lunedì, 30 maggio 2005
:-)

Non si può dire di certo che oggi sia una giornata fortunata. E siamo appena a metà. Stamattina, di buon ora mi alzo e vado a fare la spesa: buco una gomma di Mrs.Bici. Spingo Mrs.Bici fino a casa, faccio colazione e fra il dire e il fare mi lascio sfuggire due autobus papabili per iniziare a studiare. Corro alla fermata, prendo il terzo al volo e realizzo di aver lasciato il biglietto a casa. Cazzo. Rimango attaccata al finestrino per controllare l'arrivo dei controllori, col fiato sospeso per 20 minuti. Grazie a Dio l'ho scampata senza biglietto. Arrivo all'università, mi metto a scrivere e a scervellarmi sul discorso inaugurale di John "King" Kennedy; tutto calcolato al centesimo per essere alle 14.15 nell'ufficio del prof. Finalmente trovo una linea guida e scrivo le prime 3 pagine del paper. Le stampo e corro nell'ufficio del prof. Sono le 14.20. Non male. Busso una volta, busso due volte, busso tre volte e provo ad aprire la maniglia. Chiuso. Eh? "Gary Ostrower non c'è", mi dice qualcuno passando, "è in Spagna".
(Mi consolo: almeno ho avuto la spinta necessaria per scrivere quelle prime 3 pagine, già quasi 1/3 della tesina.)
Non ho il biglietto del bus, non ho Mrs.Bici, decido di andare a piedi. 25 minuti di camminata sotto il sole. A 10 metri da casa vedo una signora che porta a passeggio un pastore tedesco carinissimo. "Come vorrei fare due coccole alla mia Amelie"; penso. Così mi avvicino e gli faccio i versetti (pensando a lei), con l'intenzione di fargli due coccole. La signora mi sorride. (Ta bò). Finché, tutto d'un tratto, il giovane pastore tedesco mi punta i suoi 2 fanali gialli in faccia, mi osserva inacidito; io salto indietro allontanandomi; lui inizia prima a ringhiarmi, poi mi fa vedere i denti, poi mi abbaia contro, finché il pelo gli si drizza dalla stizza, le orecchie - una su e una giù - rimangono tali e quali.
Amelie dove sei!!!
Non mi era ancora capitato di essere palesemente fraintesa da un cane.
E anche dalla signora, la quale, tenendo il cane ben stretto al guinzaglio, mi urla dietro qualcosa in danese, con un'arroganza da generale svizzero; le urlo "Non parlo danese!!", ma continua a blaterare nella sua lingua scioglilingua. Oh come non mi piace proprio il danese, ha un suono terribilmente fastidioso.

Questo è tutto quello che è successo fino ad ora. Mi fumo una sigaretta, mangio un gelato e torno a studiare.
Smile!

Dopo lo scatto brillante degli ultimi giorni, "Esperienza Danese" di John Livs sta per superare il traguardo dei 3000 click. Se leggi "3000" nel "Contatore" fammi un fischio.
Grazie mille!

Postato da: talkylivia a 16:13 | link | commenti (3) |

domenica, 29 maggio 2005
the piper at the gates of dawn

sono sconvolta, sono appena tornata a casa, sono le 3 e mezza e c'è già l'alba, è incredibile. Da un lato il cielo è bluette e dall'altro tutte le tonalità del grigio e del bianco si confondono con le nuvole (visibili). questa cosa mi fa impazzire. alle 10.30pm c'era ancora luce, alle 11 è arrivato il bluette e poi nero, dark, black-out. fino alle 3.30!
4 ore di buio al giorno: non è meraviglioso?

per ora mi godo l'alba, wow. non sono neanche le 4 e già riesco a distinguere le foglie degli alberi, il loro contorno in forte contrasto con il cielo (ora grigio), il colore verde dell'erba del giardino davanti a casa.

più scrivo parole e più diventa "lucioso" fuori, più veloce della luce! come può la luce arrivare più veloce della luce?

notte

Postato da: talkylivia a 03:58 | link | commenti |

sabato, 28 maggio 2005

BUON COMPLEANNO NINNI!

HAPPY BIRTHDAY ANNIE, NINNI, NANNY!!!

Postato da: talkylivia a 01:57 | link | commenti |

Profumo di Sole

Oggi, venerdì 27, sono alla lettera “K”, di the Kills&the Killers ma io mi sparo i Kings of Leon, decisamente più adatti alla leggerezza di spirito psycho-beatlesiana di questa magnifica giornata di sole e lentiggini. Giornata di eterno relax. C’è questo prato di fronte alla mia camera, vi accedo con un passo oltre la porta-finestra e sono già lì, stesa al sole con la musica nelle orecchie e gli occhi chiusi dalla luce bianca e calda dell’estate danese. Sembra un ossimoro, è vero, ma da ieri le temperature sono decollate verso picchi di 26-28 godibilissimi gradi. E il sole splende sempre, e cala tardi, questa sera alle dieci e mezza. Sono andata ad una cena di semi-addio, un bye-bye-party per Bossie, un’amica in partenza lunedì mattina per l’Oklahoma. Non sento ancora la tristezza del saluto a lungo termine poiché domani sera saremo insieme, per un’altra di festa di mezzi-saluti, questa volta per Eric&Joe, i due Family Tree, anche loro in partenza lunedì per il Michigan.

E’ arrivata così, tutta d’un tratto, cogliendoci di sorpresa, quest’estate danese. E con sé ha dato avvio alla stagione dei saluti, degli arrivederci, degli addii, dei “hey, è stato bello conoscerti, have a nice life!”. che vuoi dire a tutte quelle persone che saprai benissimo di non incontrare mai più in tutta la tua vita? Tutte restano nel cuore, tutte hanno significato qualcosa di nuovo, tutte e dico tutte hanno portato con sé modi di vivere, stili diversi, sorrisi e sguardi, atteggiamenti, scherzi e risate, modi di camminare e di guardare il prossimo, modi diversi di comunicare e di relazionarsi. E ognuna di queste persone si è infiltrata con le sue peculiarità nella mia personalità, integrandola e ampliandola.
Ma cosa sto dicendo?! Non vorrò mica già arrivare alle conclusioni! No, non è ancora il momento, oh dio, per fortuna non è ancora il momento (ed evito di controllare fra quanti giorni quel momento arriverà).
Oh sì, it’s a “Positive Tension”, come la mia canzone preferita dei Bloc Party, “something is about to happen”, ma non ancora, non ancora. Time slowdown!

L’estate, sì, proprio lei. Oggi, per la prima volta, stesa sul sacco a pelo sull’erba cristallina, sentendomi in colpa per la morte di tante esili margheritine schiacciate sotto al mio corpo (tutt’altro che esile!), ho sentito l’odore del sole sulla pelle. Sai quando vai al mare, ti stendi al sole e dopo un paio d’ore la pelle inizia a tirare e ad arrossirsi e quando torni a casa senti la levigatezza di quella stessa pelle che profuma di sole. Non credevo che la Danimarca potesse darmi anche questo, quella precisa sensazione di benessere e pacatezza.

Dopo il sole di oggi ho fatto un giro in centro con Dianne. E ho realizzato che era da quando era venuto Ale a trovarmi – 22 aprile – che non passeggiavo senza meta per il centro, guardando le vetrine. Dopodichè abbiamo incontrato le pink-ladies, tutte le mie amiche vestite di rosa in onore di Bossie (sempre in rosa). E in una ventina siamo andati a cena in un locale figo e abbastanza costoso, dove paghi più il posto che il cibo (porzioni scarse). Ma nonostante il ristorante, è stata un’ottima serata, conclusa sulle gradinate del canale a bere birra.
Guardando la luce spegnersi alle dieci e mezza.

Se ripenso ai giorni appena trascorsi, non mi rimane che un sorriso a 32 denti.
Sto vivendo in una tenerissima bolla di sapone,
squeeeeeeezy...
Lunedì al concerto in centro; martedì alla cena italo/spagnola dove Flaminia e Federica (da Roma) hanno cucinato squisitissime lasagne al forno; mercoledì mi sono incollata alla tv con i rivitalizzati coinquilini danesi: prima il serial cult, “Desperate Houswives”, poi la tesissima finale di Champions Leage, sadly rivelatasi una chioda per il Milan.
Ma che ridere durante la partita: io, 3 danesi, un’americana e una ceco-slovacca (quella della coppia ceco-danese). All’inizio, con il Milan in super-vantaggio non mi azzardavo neanche a dire “tifo per il Milan” poiché 1.non mi interessa il calcio, 2.stava vincendo e 3.Berlusconi incassa, quindi non c’era motivo per supportarlo. Poi…durante il secondo tempo, lo spirito italiano si è fatto sentire con euforia davanti agli scambi e alle dinamiche di gioco. Quando io dicevo “yes”, Yole (la ceca) diceva “no”, e viceversa. Era più una battaglia fra me e lei, che fra i semi-interessati danesi. L’unico motivo per cui tifavo Milan era perché è la squadra italiana, l’unico motivo per cui lei tifava Liverpool era perché due giocatori sono cechi. Questione di patriottismo, insomma. Ma era simpatico notare, come, l'Europa fosse connessa da tv via cavo sintonizzate sulla partita ad Istambul. I suoi genitori nella Repubblica Ceca, Ale e gli altri a Castel Bolognese, mio babbo a Faenza, io a Aarhus, i genitori di Tom a Liverpool, etc., tutti davanti a tv diverse che, in lingue diverse e in modi diversi, commentano la stessa partita.
Ho provato poi a spiegare, ai rigori, che Pirlo è stato un pirla, ma nessuno a colto la sfumatura.

E ieri sera, invece, ho mangiato il bacajao, o qualcosa del genere, che sarebbe il baccalà in portuguese; poi ho conosciuto una ragazza di Brasilia che ballava la samba. Cosicché Maria (spagnola di Barcellona, ballerina di salsa), Gisela (la brasiliana) e io (ballerina da ridere) ci siamo esibite in una samba improvvisata. Eh sì, non ridere!

mi tuffo nel letto, ora, mi aspetta una intera giornata di studio domani… su quei freaking presidenti americani. è così difficile trovare un politico onesto? forse benjamin roosevelt, e forse anche truman. ma ci fermiamo ai tempi della seconda guerra mondiale.

buonanotte!
un abbraccio
john livs

Postato da: talkylivia a 01:55 | link | commenti |

martedì, 24 maggio 2005
The Bad Plus and something else

Eravamo solo io e lui, non più di 5 minuti fa, sulla strada di ritorno a casa. Ho le cuffie nelle orecchie, ascolto la familiare e rilassante voce di Donovan, procedo a brevi pedalate leggere la strada verso casa. Buia e sola. E’ l’una di notte, più o meno, e per le strade non trovi nessuno: ci sono talmente poche macchine che i semafori fanno i giri a vuoto. per non parlare di pedoni o ciclisti, neanche l’ombra. Ci crederesti? e non pedalo per 3 minuti, ci metto almeno 25 minuti per tornare a casa dal centro. Imbuco l’ultima stradina prima di casa, mancano quei fatidici 200metri quando l’unico essere vivente che incontro mi taglia la strada. Si ferma, mi guarda e mi taglia la strada. Ed era proprio un gatto nero. Gli ho puntato la torcia del telefono (eheh, riscatto di quel telefono con la torcia finora preso in giro da tutti per la sua inutilità) in faccia – perché poi si è fermato ancora una volta a guardarmi passare con lentezza – e ho realizzato che neanche una macchiolina in fronte era di un colore diverso dal nero. Tutto, tutto nero.
Ma sono certa che mi porterà fortuna.
Ho visto un concerto grandioso – grazie Joe per avermelo consigliato! – i “The Bad Plus”, trio americano di jazz-rock straripante e coinvolgente. Piano-contrabbasso-batteria. Il pianista – di chiara impostazione classica – sembrava uscito dal David Letterman show o comunque da qualche talk show satirico dove il conduttore, bruttino, cicciotto e in abito nero, non lesina sarcasmo. Il pianista, fra ogni paio di pezzi, prendeva il microfono e si lamentava, recitando la parte, prima del governo americano (the Empire qualcosa) poi dell’ultimo episodio di Star Wars.
La mia conclusione è stata che i pezzi scritti dal batterista (nome) King erano di una carica energetica positiva straripante. Questo è l’aggettivo che più ho in mente ora. Molto bello, molto.
Al concerto ero con Jess (o Jaezz), Angie, Joe, Tom e David (un francese galantuomo per interesse con ogni ragazza sulla faccia della terra). Poi sono rimasta a fare qualche chiacchiera di troppo con Angie, pensando al suo viaggio di 3 mesi in Europa e pensando a quanto ormai ci sia difficile stare fermi in un posto, stabilirsi da qualche parte nel mondo, mettere le radici. E’ evidente che non ne siamo ancora pronte. Ma pronte a partire lo siamo già. Più o meno.

E cosicché, oggi, ho trovato una data da cerchiare, evidenziare, scarabocchiare sul calendario. 16 giugno. Ciao Denmark.

Augurerò la buonanotte alla Danimarca ancora per 23 giorni.

Goodbye,
John Livs sempre in volo

Postato da: talkylivia a 02:14 | link | commenti (2) |

domenica, 22 maggio 2005
"Lost in the plot" di "Blow-up"

Piccola pausa studio. Come i commercialisti pensano in dare e avere, come gli informatici pensano in 0 e 1, io penso in espressione e contenuto. !!! Tutti abbiamo pensieri binari, o no? Vero/Falso, Natura/Cultura… Può essere che il modo di pensare antinomico sia caratteristica del pensiero cognitivo? Beh, la semiotica mi sta facendo impazzire, e il caro Julio Cortàzar dà il suo contributo. Sto scrivendo una tesina sul racconto breve “Blow-Up” (su cui Antonioni ha basato il film) e, per effetto della proprietà transitiva, sto esplodendo anch’io. I’m “Blowing Up”.
Mentre sono chiusa da ore nella mia stanza mai stata così sottosopra ho la fortuna di poter guardare fuori dalla porta-finestra e di vedere la Tenerezza. La coppia ceco-danese che abita 2 porte dopo la mia, sta trascorrendo una soleggiata domenica pomeriggio creando coroncine di margherite provenienti dal prato davanti a casa. Sono lì seduti, al sole, lui e lei, a gambe incrociate, silenziosi, troppe parole sarebbero sprecate. Ogni tanto si sorridono.
Ah, che domenica pomeriggio davanti al computer!
Novità di questi giorni: a settembre tornerò nell’appartamento a Bologna con una sorpresa. Lindsay, la texana in Oklahoma, viene a studiare a Bologna per un anno e, se tutto va bene e se tutti sono d’accordo, vivremo in appartamento insieme! Ieri sera le ho fatto vedere le foto della casa che avevo scattato prima di sgombrare (a luglio scorso), pensando di non tornarci mai più. Un’espressione poco convinta ha stravolto il suo bel visino pallido, ma poi si è reilluminata quando ha visto i dintorni e la zone… (come la capisco!). Le ho detto che ogni volta che vorrà potrà prendere il treno e venire a Faenza, dove troverà una mamma, che per un po’ sarà anche la sua (sei d’accordo?). Le mancano i pets, e allora le ho detto che anche per quelli, ogni volta che vorrà potrà venire a Faenza a trovare Amelie, Leo e Mosé, ben lieti di avere due coccole da mani straniere.
Questa è sdolcinatezza mielosa che la coppietta ceco-danese mi trasferisce, sempre per effetto della proprietà transitiva (che non c’entra un bel niente).

Non ho ascoltato musica ancora, oggi.
I giorni scorsi. Giovedì: C come Caravan e Cocorosie. Venerdì D come Devendra Banhart, Donà Cristina, Donovan. Sabato: E come Ellioth Smith forever. Oggi (non ancora ascoltati): F come Fiona Apple e Family Tree (la band dei 2 americani che sono qua).

Tanti baci affettuosi.
John Livs

Postato da: talkylivia a 17:05 | link | commenti (1) |

 

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